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In the City

«Negli occhi delle sue donne gonfi d'inquietudine, nei loro gesti pietrificati, nelle ombre fugaci che si imprimono sulle sue tele come negativi dell'anima, Eri pone a chi guarda degli interrogativi, coltivando la speranza che la suggestione offerta non si perda alle spalle dello spettatore, ma che si sedimenti più a lungo come traccia indelebile nella sua memoria.»

L'arte ha in sé un valore di verità e di utilità che le è dato non solo dalla capacità di cogliere il farsi e il divenire del reale, ma altresì di offrire alla coscienza del singolo individuo una possibilità di riflessione su se stessi e sulla propria epoca. Quando trovandoci di fronte a un'opera d'arte ci sentiamo "interrogati" dalla forza toccante delle immagini e dall'eclatante evidenza del contenuto, ecco che allora siamo chiamati a una risposta estetica che ci rende non solo fruitori ma parte integrante di un confronto dialettico fra noi e l'oggetto artistico, come un invito e un monito a fermarci e riflettere.
È questo che avviene di fronte a un dipinto di Eri komura, pittrice giapponese formatasi tra l'Oriente e l'Italia che da 13 anni vive e lavora a Firenze riscuotendo consensi da parte della critica e di colleghi artisti di fama come il maestro Mario Pachioli.

L'abbiamo incontrata nella bella galleria C'est tout un art di Via Maggio 52 in occasione di una sua mostra con opere della serie In the City. Tra volti di donna permeati dall'ansia del dubbio e improvvisi flash metropolitani, i quadri della Komura puntano a un forte impatto visivo attraverso cui generano nell'osservatore un urto, un aperto conflitto che si risolve, quasi subito dopo, in una piena empatia con l'oggetto rappresentato.
La straordinaria abilità di questa artista risiede infatti non solo nell'artigianalità della sua pittura - intesa come prodotto di una grande precisione e di notevole perizia tecnica - ma nello stesso tempo nella capacità di restituire in maniera attendibile e suggestiva l'immagine sconcertante di una società massificata, di un sistema manipolatorio in cui alla dissoluzione dell'interiorità corrisponde la progressiva cessazione di ogni contatto umano e il conseguente approdo alla totale incomunicabilità.
L'individuo metropolitano è un uomo alienato, vittima inconsapevole e complice silenzioso di un regresso culturale, di una coercizione delle menti, di un piano ben congegnato che vende a caro prezzo l'illusione della libertà. E nel vortice della velocità che travolge e divora la vita dell'uomo contemporaneo, Eri rivendica il valore inalienabile del pensiero, che è parola oggettivata e libertà d'espressione, ma è soprattutto possibilità per il singolo di fermarsi e di riflettere in un "qui ed ora" che fa - anche di un solo istante - una frazione di tempo saliente nel tentativo disperato di riappropriarsi di se stessi.

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